Nella seconda metà del XVI secolo, il papa Paolo IV emana una bolla con cui venivano poste rigide restrizioni antiebraiche; sulla stessa linea del predecessore
il papa Pio V firma la bolla Hebraeorum gens..., con cui ordinava che gli Ebrei fossero cacciati da tutte le Terre del Papa, ad eccezione di Ancona e Roma.
In seguito alla bolla Hebraeourum gens..., scompaiono per sempre alcune Comunità ebraiche italiane: quelle di Ravenna, Fano, Camerino, Orvieto, Spoleto, Viterbo, Terracina, non risorgeranno mai più.
Nel 1586 papa Sisto V, con la sua bolla Christiana pietas concede agli Ebrei di rientrare nelle città dello Stato pontificio, verso pagamento di una forte somma. Anche a Bologna quindi tornano ad
insediarsi Ebrei; ma per breve tempo, perché nel 1593 papa Clemente VIII li scaccia di nuovo dal piccoli centri. Ma proprio nello stesso anno a Livorno sorge
un’altra Comunità Ebraica, che diventerà col tempo sempre più numerosa e importante e non avrà mai l’obbligo della reclusione nel ghetto.
Il 10 giugno 1593 il Granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici promulga una legge che fu poi affettuosamente chiamata "la Livornina". Desiderando fare di Livorno un importante centro commerciale, il porto del Granducato cui trasferire la funzione che aveva avuto Pisa, ormai da tempo inefficiente come porto di mare, Ferdinando I con questa legge concede ospitalità a tutti gli stranieri, anche agli Ebrei. L’art. 20 del bando suona così: "... vi concediamo che possiate tenere in detta città di Pisa e terra di Livorno una sinagoga per luogo, nella quale possiate usare tutte le vostre cerimonie, precetti et ordini ebraici et osservare in essa et fuori tutti i riti, nelle quali non vogliamo che alcuno sia ardito di farvi alcuno insulto, oltraggio o violenza".
Essi si integrarono perfettamente con la popolazione locale, partecipando alle feste e alle celebrazioni cittadine con grandi e fastosi apparati, come il famoso albero della cuccagna.
Allo stesso modo anche i livornesi intervenivano alle feste organizzate dagli israeliti più facoltosi, in occasione di ricorrenze particolari. Lo stretto legame che si venne a creare con questa comunità influì anche sulla lingua parlata dagli ebrei, che lentamente si trasformò nel popolare bagitto, una specie di vernacolo locale con forti influenze fonetiche di derivazione spagnola. I mercanti ebrei diventarono la componente più attiva e ricca della popolazione livornese. Essi erano specializzati nella esportazione di prodotti toscani, come stoffe, olio, sale e marmi e nella importazione di merci pregiate dall'oriente, come tappeti, cuoio e spezie.
Essi furono i primi a fondare in città un "Monte dei pegni", nel quale a seconda del pegno lasciato, i cittadini potevano avere una somma di denaro proporzionata al suo valore. La città di Livorno è l'unica in Europa che permetteva agli ebrei di abitare con il resto della popolazione, perciò essi non erano costretti come altrove a vivere in un ghetto. Oltre che nelle usanze popolari, gli ebrei hanno lasciato traccia della loro presenza sul tessuto urbano ed anche nella cucina.
Gli ebrei stabilitisi a Livorno costruirono la loro prima piccola sinagoga più o meno nello stesso luogo dove si trova adesso, nell'anno 1602.
Più tardi ne costruirono una più grande, che considerata per molto tempo una più belle e grandiose d'Europa. Purtroppo essa fu distrutta dai bombardamenti dell'ultima guerra mondiale ed è stata sostituita da quella molto moderna che si può vedere adesso.
Per vedere tutti i dettagli sulla Comunità Ebraica di Livorno visita
www.comunitaebraica.org
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